

Trentatr.

L'Italia dal Depretis.
alla crisi di fine secolo.


131. Depretis e il trasformismo.

Da: D. Mack Smith, Storia d'Italia. 1861-1958, primo, Laterza,
Bari, 1967.

Il trasformismo non era che la razionalizzazione della prassi di
Cavour, afferma in questo brano lo storico inglese Denis Mack
Smith, puntualizzando che Depretis, invitando i deputati della
Destra a trasformarsi e a collaborare al suo programma, non
aveva inventato nulla di nuovo sul fronte della politica italiana.
Nei governi di Cavour e Minghetti, per passare poi a quelli di
Depretis, Crispi e Giolitti, l'assenza di forti ideologie e di
formazioni politiche definite sul tipo dei moderni partiti, unita
al boicottaggio delle estreme e al tentativo di impedire
un'opposizione organizzata, aveva favorito una composita e
mutevole confluenza di molti deputati verso le posizioni
governative, in cambio di favori e ricompense. Una tale pratica,
nota con il nome di trasformismo, che sfociava spesso nella
corruzione e nella clientela, determin, oltre all'assenza di una
organica opposizione, anche una irrimediabile fragilit dei
governi, dato che quella che sembrava una solida maggioranza si
volatizzava talvolta quasi da un giorno all'altro.


Se il ricorso all'influenza governativa nelle elezioni costituiva
il primo principio del governo di Depretis, il secondo era
rappresentato dalla creazione di una maggioranza parlamentare
trasformando i vecchi gruppi in una nuova coalizione. In un
discorso elettorale tenuto nell'ottobre 1876 egli disse:
.
Ed io spero che le mie parole potranno facilitare quella
concordia, quella feconda trasformazione dei partiti, quella
unificazione delle parti liberali della Camera, che varranno a
costituire quella tanto invocata e salda maggioranza, la quale, ai
nomi storici tante volte abusati e forse improvvidamente scelti
dalla topografia dell'aula parlamentare, sostituisce per proprio
segnacolo una idea comprensiva, popolare, vecchia come il moto,
come il moto sempre nuova, il progresso.

Anche qui Depretis non faceva che sfruttare ci che gi esisteva,
ed il termine trasformismo venne coniato semplicemente per
indicare quella mancanza di coesione ed organizzazione di partito
che aveva gi provocato la caduta della Destra. Il trasformismo
non era che la razionalizzazione della prassi di Cavour. Nessuno
dei Presidenti del consiglio che si erano succeduti dal 1852 in
poi era stato un uomo di partito in senso stretto e tutti erano
stati disposti ad accettare appoggi da qualsiasi parte
provenissero eccezion fatta per le due estreme. Presidente del
consiglio si trov in cambio a dover fronteggiare lo stesso
problema di riuscire a creare una coalizione governativa che fosse
al medesimo tempo liberale e conservatrice, e la differenza fra
l'una e l'altra coalizione consisteva quasi esclusivamente in
piccole sfumature. Una delle ragioni che si sogliono avanzare per
spiegare l'inevitabilit di queste coalizioni  l'assenza dal
Parlamento dei clericali e dei mazziniani, che rappresentavano i
pi potenti catalizzatori politici allora a disposizione. Il
timore di questi due estremismi sospinse tutte le variet di
liberali-progressisti e di liberali-conservatori a cercare una
comune ncora di salvezza, e a mettere da parte le loro lotte
intestine per unirsi nella ripartizione del potere e delle
cariche. La spregiudicatezza di uomini forti come Cavour e
Depretis contribu a questo processo, in quanto il loro predominio
sulla scena politica dipendeva dall'elasticit di questi gruppi di
Centro e dal rifiuto di tutte le fazioni di dar troppa importanza
alle questioni di principio. Persino Minghetti [Marco Minghetti,
pi volte ministro e presidente del consiglio della Destra], che
credeva in teoria nel sistema bipartitico, era convinto che un
governo forte rappresentasse l'esigenza principale e riun
parecchi conservatori al seguito di Depretis, spinto dalla paura
sia dei radicali che dei clericali.
Quale che ne fosse la ragione, era chiaro che le controversie
politiche non assumevano l'aspetto di conflitti di partiti. De
Sanctis [Francesco De Sanctis, critico letterario, e pi volte
ministro della Sinistra] era un altro degli ex-colleghi di Cavour
che deploravano questo fatto. Nel 1877 egli scrisse che si era
ormai giunti al punto in cui non esistevano in Italia dei partiti
solidamente organizzati all'infuori di quelli fondati sugli
antagonismi regionali o sul rapporto personale fra cliente e
patrono; che erano appunto le due piaghe del paese. I gruppi
esistenti erano composti da uomini pronti a cambiare idee e
posizione a seconda che fosse richiesto dalle circostanze, fatto
questo che rendeva di difficile interpretazione, sia per il
politico che per lo storico, i risultati elettorali. Depretis non
di meno sosteneva che ci era perfettamente legittimo e che
l'esistenza di un'opposizione bene organizzata non avrebbe fatto
altro che rallentare l'azione del governo e dividere in due
tronconi impotenti il gruppo degli elementi migliori della
nazione.
Il trasformismo  uno dei modi in cui pu funzionare il sistema
parlamentare e c'era la possibilit che una solida coalizione di
Centro tendesse a dare alla politica un carattere meno polemico e
pi moderato. Ma di quando in quando anche taluni liberali erano
costretti a riconoscere che, come De Sanctis e Croce insegnavano
nel campo assai diverso della storia della letteratura e
dell'estetica, l'assenza di aperte controversie aveva un effetto
paralizzante e negativo. Cavour era stato accusato di spezzare a
bella posta i partiti esistenti allo scopo di accrescere il suo
potere personale, e Menabrea [Luigi Menabrea, ministro e
presidente del consiglio della Destra] e Saracco [Giuseppe
Saracco, ministro della Sinistra e capo del governo], per esempio,
avevano criticato, sia pure da due angoli visuali totalmente
diversi, la sua politica eclettica ed il suo gioco
dell'altalena. Zanardelli [Giuseppe Zanardelli, ministro della
Sinistra e capo del governo all'inizio del secolo] ora accusava
Depretis di confondere la linea di demarcazione fra i partiti che
erano invece necessari alla grandezza nazionale e di soffocare le
passioni politiche che costituivano la linfa vitale di un governo
libero. Il trasformismo venne attaccato e accusato di essere una
degenerazione della prassi del compromesso, in quanto ci che
aveva costituito un dovere patriottico al tempo della lotta comune
contro l'Austria era ora ridotto ad un costume politico che
nascondeva l'assenza di convinzioni profonde. Spaventa [Silvio
Spaventa, gi ministro della Destra] e Di Rudin [Antonio di
Rudin, presidente del consiglio, conservatore], che appartenevano
alla Destra sconfitta, insistettero in modo particolare su
quest'accusa e cominciarono a profondere lodi inconsuete al
sistema bipartitico.
Giolitti aggiunse a queste considerazioni l'osservazione che ci
che era stato inizialmente un lodevole tentativo di formare una
coalizione di moderati stava degenerando in un puro e semplice
strumento delle ambizioni di Depretis. Anche Crispi cominci ad
attaccare il trasformismo per gli stessi motivi, ma solo per
adottare egli stesso quella tecnica politica una volta giunto al
potere dopo la morte di Depretis nel 1887. Depretis, Crispi e lo
stesso Giolitti ricorsero tutti uno dopo l'altro allo stesso
metodo, e ci con lo scopo preciso d'impedire che potesse formarsi
un'opposizione organizzata, in quanto in circostanze d'emergenza
il Presidente del consiglio era cos sempre in grado di allargare
la schiera dei suoi sostenitori grazie ad una combinazione con
alcuni dei dissidenti potenziali. Quest'assenza di un'opposizione
bene articolata ebbe spesso effetti quanto mai negativi nella vita
costituzionale italiana, come ad esempio la rapida successione di
ministeri che ne risultava, dato che quella che sembrava una
solida maggioranza si volatilizzava talvolta quasi da un giorno
all'altro.
L'intenzione principale di Depretis era di ricreare quella paterna
dittatura parlamentare che l'Italia aveva conosciuto sotto
Cavour, e vi riusc almeno in parte. Un decreto del luglio 1876
diede per la prima volta riconoscimento ufficiale alla figura del
Presidente del consiglio, che divenne ora qualcosa di pi del
primo ministro in Francia od in Inghilterra, investito com'era di
particolari responsabilit per le decisioni del gabinetto e
l'esecuzione della politica governativa. Depretis annunci allora
la sua nuova tecnica di governo - senza rendersi conto che si
trattava quasi delle stesse parole che aveva usato Cavour. Mentre
si era soliti dire che il governo rappresentava un partito, noi
intendiamo invece governare nell'interesse di tutti... ed
accetteremo l'appoggio di tutti gli uomini onesti e leali a
qualsiasi gruppo appartengano. Di conseguenza, mentre la sua
coalizione si estendeva a sinistra fin quasi a Bertani [Agostino
Bertani, ex garibaldino ed esponente radicale della Sinistra],
egli si mise in contatto anche con Peruzzi [Ubaldino Peruzzi, pi
volte ministro della Destra] ed i dissidenti toscani che lo
avevano aiutato a spodestare i loro antichi colleghi della Destra.
Venticinque anni prima Depretis aveva deplorato il connubio di
Cavour con Rattazzi; accusarlo a questo punto di incoerenza
sarebbe fuor di luogo, in quanto ora egli deteneva finalmente il
potere ed era convinto di essere in grado di usarne in questo modo
per il maggior bene dell'Italia.
Non v' dubbio che tutto ci confer un carattere di tranquillit
alla vita parlamentare. Depretis tendeva per carattere a smorzare
le contese personali e ad evitare lo scontro fra teorie
contrapposte. Egli era innanzi tutto un amministratore, che
preferiva sempre stabilire per prima cosa la realt dei fatti e
tentare quindi empiricamente di ottenere il pi vasto consenso
possibile sulla base di questi fatti riconosciuti, senza lasciarsi
influenzare nella decisione da idee preconcette. L'inconveniente
era che nell'evitare in questo modo ogni conflitto ed opposizione
egli priv il governo di una forma di controllo quanto mai
desiderabile, rendendo inoltre spesso confuse le questioni di
principio ed impossibile ogni chiarezza di pensiero. Egli aveva in
effetti maggiori possibilit di restare al potere se riusciva a
confondere i problemi e ad andare d'accordo con tutti, ma nello
sforzo di appianare le discordie e le polemiche egli fin con il
soffocare non di rado ogni idealismo. Come Cavour, egli rifuggiva
dal formulare una politica ben definita che avrebbe potuto esser
respinta da un voto contrario del Parlamento e preferiva degli
espedienti che potessero essere sconfessati in qualsiasi momento,
semplicemente abbandonando al suo destino un ministro impopolare e
rimaneggiando il ministero. Non c' da meravigliarsi che Depretis
fosse chiamato il mago di Stradella [suo paese di nascita] ed il
Robert Walpole [esponente inglese del partito whig, a lungo primo
ministro nella prima met del Settecento] dell'Italia.
